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Simona Lo Iacono con noi in libreria

Sabato 17 giugno, alle ore 18, con Maurizio Padovano e Camillo Scaduto








Continuano, in libreria, i nostri incontri con gli autori e le loro ultime fatiche. Sabato 17 giugno, alle ore 18, avremo il piacere di avere, qui con noi, Simona Lo Iacono, apprezzata autrice di romanzi di successo e pluripremiati, come "Le streghe di Lenzavacche", "Effatà" e "Stasera Anna dorme presto".

Simona Lo Iacono, siracusana, mamma e magistrato a Catania, ci presenterà il suo nuovo libro edito da NEri Pozza ed intitolato "Il morso". Con lei, Maurizio Padovano e Camillo Scaduto.

Vi aspettiamo, come sempre, numerosi e, nel frattempo, vi auguriamo buona lettura con la recensione di Maurizio Padovano

 

Simona Lo Iacono, Il Morso, Neri Pozza Editore 2017

Il morso è un romanzo che, come ci rivela l'autrice nella Nota Storica in postfazione, nasce come glossa di un episodio raccontato da Luigi Natoli in Cronache e leggende di Sicilia.

Questo il "manoscritto ritrovato" dal cui prende le mosse la Lo Iacono per fornirci un affresco - talvolta un po' troppo indulgente, nelle descrizioni ambientali soprattutto, al bozzetto, al cammeo olografico, al pastiche folklorico - della Sicilia all'alba del 1848 e della rivolta che, da Palermo, infiammerà proverbialmente l'Europa intera.

Siccome la Lo Iacono possiede una chiara vocazione al romanzo, riesce ad strutturare questo spunto in una trama resa avvincente dalle sue articolazioni e dalla complessa costruzione (anche per coppie oppositive) dei personaggi che la sostengono (nonostante alcuni tratti eccessivamente stereotipati di alcuni di essi).

Particolarmente luminoso risulta il personaggio di Lucia Salvo, la babba, attorno alle cui vicende personali si intrecciano - come nel migliore impianto della narrazione storica di cui proprio Natoli ha fornito notevoli esempi - romanzo storico e psicologico che, infine, esitano in una sorta di collettivo romanzo di formazione (per "la babba", ma anche per il signorino castrato, per il Conte figlio, per il rivoluzionario in catene) quando il racconto assume i tratti della progressiva costruzione di una consapevolezza di sé che è, parallelamente, presa di coscienza della realtà e accettazione di un destino di sofferenza e marginalità inscritto nei fatti del mondo e nelle divisioni di classe, oltre che nel proprio personale destino biologico.

Il tutto in una lingua caratterizzata, oltre che da una confortante fluidità, da scelte lessicali che tendono a universalizzare la sonorità di quello che, da qualche anno a questa parte, i lettori sono abituati a percepire come siciliano letterario.

Maurizio Padovano

 

Le streghe di Lenzavacche, Simona Lo Iacono, Editore: E/O


Per le sue streghe letterate Simona Lo Iacono ha scelto una trama à l’envers, con gli sviluppi della storia che precedono l’antefatto.

“Le Streghe di Lenzavacche” è prima di tutto il racconto di Felice, bambino gravemente disabile attorno al quale si muovono i protagonisti del romanzo: oltre a lui, la mamma Rosalba e la nonna Tilde, il dottore Pillitteri, farmacista e precettore sui generis, e Alfredo Mancuso, forestiero maestro di scuola elementare.

Ai margini, ma non per questo meno incisivo, un paese superstizioso e bigotto (e come tale crudele) che, così come ha sempre fatto con tutti gli altri “diversi” del luogo, vorrebbe, contro la ferrea opposizione di Rosalba, negare anche al piccolo Felice una normale vita di relazione.

La stessa che trecento anni prima quella comunità aveva scippato con violenza ad un gruppo di donne additate come streghe, perché decise a farsi letterate.

Nel racconto il presente e il passato si reggono a vicenda in modo indissolubile, perché Felice è l’ultimo discendente di quella congregazione di donne (non streghe, ma semplicemente donne) accomunate dallo stesso destino e legate l'una all'altra da vincoli di mutuo soccorso reciproco.

Sarà il lettore a scoprire cosa collega l’oggi di una mamma coraggiosa e determinata al passato altrettanto temerario di un gruppo di donne, giudicate troppo emancipate per i tempi, in un racconto che Simona Lo Iacono utilizza per dare voce alle persone che voce di solito non hanno.

Camillo Scaduto, "I Love Sicilia", numero 126/2016



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